I Dati cambieranno la relazione fra aziende e consumatori
In questo articolo vogliamo parlarvi del significato che acquisiscono i dati all’interno della relazione fra hi-tech store e clienti, e fra clienti e brand. Da un lato abbiamo gli utenti che prima ancora di divenire clienti, sono persone, ogni una dotata di un proprio bagaglio culturale e di gusti, desideri, valori e visioni del mondo, dall’altro aziende e brand con la loro storia e la loro vision. Quale relazion si verrà a creare fra queste due entità in un era governata dal digitale e dalla tecnologia?.
Se gli anni 70, 80 e 90 sono stati quelli governati dal boom economico e dall’ascesa del concetto di marchio come “status simbol” e identificazione sociale, se non altro in relazione ad una identità da ostentare, oggi assistiamo ad una evoluzione culturale che possiamo sicuramente accogliere in modo benevolo e che rivolge una maggiore attenzione ad aspetti esperienziali e anti omologativi, ossia assolutamente identitari.
In questo scenario opposto rispetto a quanto occorso nei decenni trascorsi, si ritagliano un ruolo da protagonista i giovani, anzi è da questi che nasce questa pulsione nuova, coadiuvata dall’ascesa dei social media e da quella visione che rende protagonista “il momento”, dunque l’essere più che l’avere. L’argomento dell’evoluzione del concetto di shopping e di store è stato trattato in articoli precedenti, qui vogliamo andare ad approfondire invece l’aspetto sociologico e comportamentale, in relazione alla tecnologia ed al dato che diventa co-protagonista di un processo in simbiosi con il cliente.
I dati cambieranno le relazioni fra aziende e clienti
Ponendosi la domanda di quali dati possano essere davvero funzionali e utili ad un’azienda o ad un grande brand, possiamo porci la domanda se questi dati possano essere anzi tutto utili in maniera reciproca, ossia possano creare una sorta di relazione fra cliente e azienda. La risposta è sicuramente si, anche se c’è da dire che probabilmente pochi sono ad oggi quelle aziende che sono capaci di sposare un’ottica di questo tipo, vedendo piuttosto il dato, come un patrimonio utile a generare business invece di qualcosa di capace, anche e soprattutto, di creare relazione significante fra clienti e aziende.
Cosa vogliamo dire con questo? Semplicemente che il dato non è qualcosa di statico, ma è qualcosa di vivo, dinamico e in continuo mutamento, un po’ come le leggi della natura, dunque non è un oggetto solo da possedere, utilizzare e conservare, ma piuttosto, un qualcosa da interpretare in maniera dinamica, qualcosa di continuamente in divenire e in continua relazione con altri dati. Il processo fondamentale diverrà dunque quello di Data Analysis intesa nono solo in chiave statistica, ma anche comportamentale, e sociologica, ossia sulla base del sapersi porre nella condizione di leggere nei dati esigenze non solo pratiche, ma anche e soprattutto emotive e identitarie da parte dei clienti.
I consumi come forma espressiva dei clienti su cui si crea la relazione con il brand
Diciamo questo perché non è astratto immaginare un futuro prossimo dove larga parte dei consumi saranno da intendere quasi come una forma espressiva, si pensi alle ormai differenti tipologie di cucina, ogni una che porta in sé dei valori e delle tradizioni proprie, si pensi ad esempio alle sempre crescenti tipologie di discipline anche solo nel fitness, oppure ai diversissimi stili di abbigliamento e cosi via; quello che possiamo immaginare è una “disomologazione”, una riduzione del concetto di mainstream a favore di una visione “su misura” del consumare, termine che diviene anch’esso desueto in questo contesto.
Vediamo quindi che è in questo processo che si inserisce la Data science, disciplina che dovrà essere in grado non solo di generare, raccogliere e conservare dati, ma anche di generare su questi interpolazioni e deduzioni evolute e raffinate. Non è irrazionale immaginare un prossimo futuro dove sistemi di Data Science evoluti, si rendono capaci di decodificare e interpretare emozioni e sentimenti in maniera “real time”, potendo a questi rispondere con input codificati e funzionali ad obiettivi pre-determinati. Chiaramente uno scenario da un lato affascinante, dall’altro non scevro da rischi.
Possiamo in questo momento immaginare il tutto in modo positivo, sia per i clienti che per le aziende, ed a questo scopo non possiamo che immaginare uno scenario che si configura come uno storytelling dell’azienda in simbiosi con lo storytelling del soggetto, in una narrativa dove azienda e persona, divengono “compagni di viaggio”, in una sorta di relazione non necessariamente stretta, ma tuttavia sottesa.
scritto da Antonino Merlo