Il futuro del mondo hi-tech è l’IOT “internet delle cose”, ma con quali risvolti?

Il mondo dell’ IOT “internet of things” è considerato oggi, il mercato con le prospettive di crescita più elevate nell’intero comparto elettronico. Secondo diversi studi, si stima che entro il 2020 saranno attivi circa 50 miliardi di dispositivi, i quali andranno ad aiutarci nelle attività domestiche e della quotidianità.

L’impiego di questa “tecnologia delle cose” troverà i più ampi dispieghi e utilizzi, ci aiuterà nella nostra attività fisica, ci guiderà a lavoro e a casa, interaggirà con noi nelle attività di vita domestica sia in casa che in ufficio, e forse renderà più divertente e semplice divertirci in casa e fuori casa. Stiamo parlando dei dispositivi e dei sensori  sensori  dell’internet of things, ossai l’internet delle cose,  un vero e proprio nuovo “territorio di conquista” dei big del mondo hi-tech, e non solo. Attorno a questi grossi player infatti si muoverà una rete di aziende più e meno grandi, fatte di figure dalle elevate competenze in molteplici discipline, dall’elettronica alla programmazione, fino ad ambiti quali il neuromarketing, il comportamentismo e le scienze che studiano ambiti sociali e antropologici.

Infatti un aspetto nuovo e probabilmente ancora sottovalutato dai più, sarà quello che riguarderà l’interpretazione dei dati raccolti da questi dispositivi hi-tech, in particolare i dati biometrici in riferimento alle relazioni fra uomo e macchina. Sarà necessario un importante dispiego di studi e consocenze per catalogare e interpretare questa mole di dati, al fine di renderli capaci di generare soluzioni utili alla vita dell’uomo.

La Data Science sarà uno degli ambiti scientifici più inportanti dei prossimi decenni, coinvolgendo come detto poc’anzi diversi comparti, sarà richiesta l’interazione fra figure con skills informatico-tecnologici e figure con skills umanistici e scientifici rivolti agli ambiti della sociologia, psicologia, antropologia e scienze che studiano gli aspetti neurologici e comportamentali. In questo senso chi saprà interpretare meglio le esigenze ed i comportamenti umani riflessi nei parametri biometrici, saprà rispondere meglio ai bisogni del mercato, potendone anticipare tendenze, gusti ed aspettative.  Potremmo ipotizzare che queste tecnologie porteranno l’uomo a conoscere l’uomo, ossia lo renderanno capace di auto-conoscersi, potendo forse capire in modo più profondo e preciso il punto di vista dell’altro e le aspettative sociali, auspicando una capacità maggiore, di trovare soluzioni utili al progesso ed al benessere di tutta l’umanità.

L’IOT fra futurismo e rischi connessi alla privacy ed alla libertà degli individui

Device destinati a raccogliere e accumulare una grandissima quantità di dati che, se non adeguatamente conservati e trattati, potrebbero rappresentare un pericolo per la privacy dei possessori dei device stessi. Tenendo conto che i sensori potranno essere inseriti all’interno di oggetti di ogni tipo – dagli spazzolini da denti agli apparecchi elettromedicali, settore anch’esso in grande ascesa, dai televisori, passando per automobili ed elettrodomestici di ogni tipo; si capisce agevolmente dunque che questi potranno raccogliere dati su tutto ciò che facciamo nel corso della giornata. Un’altro grande business dei dati sta essendo quello del riconoscimento e memorizzazione facciale, il recente fenomeno di FaceApp che ha dilagato in questi mesi, ha permesso ai prorpietari della piattaforma informatica che sottintende alla App stessa, di raccogliere senza problemi milioni di volti, e non solo all’età attuale ma anche propiettati su come saranno in futuro; chiaramente una mole di dati che farebbe gola anche alla CIA.

Vista la grande quantità di dati che è possibile raccogliere – e che, effettivamente, vengono raccolti – è naturale chiedersi a chi appartengono queste informazioni? La loro proprietà – e gestione – resta nelle mani degli utenti che li creano, oppure delle aziende che, grazie ai dispositivi, li raccolgono e li catalogano? Una domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere, ma dalla quale dipendono la sicurezza e la privacy dei dati stessi, oltre che delle persone che in realtà ne dovrebbero essere i leggittimi proprietari.

La legislazione in merito a questo è ancora marginale, la Normativa sulla privacy UE del 2018 con il GDPR ha cercato di porre un freno a questi aspetti in tema di privacy, anche in chiave futura, anche se il problema appare tutt’altro che risolto e chiuso, anche perchè nasce un’altro problema intrinseco, ossia quello che sovente queste App hanno dei modi subdoli e poco trasparenti di chiedere il consenso al trattamento dei dati, che viene concesso con estrema facilità dagli utenti, ignari di quante informazioni lascino a queste strutture e del valore di queste informazioni sia in termini economici che di  risvolti legati appunto alla privacy ed alla loro sicurezza futura.

 

scritto da Antonino Merlo

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