La visione hi-tech oggi, sta creando il futuro
Hi-tech: Il futuro è gia presente, in un copione che sembra già scritto
La narrazione a cui si assiste in relazione all’evoluzione tecnologica e hi-tech, sembra essere racchiusa dentro una sceneggiatura già scritta, dagli stessi protagonisti della rivoluzione tecnologica che con le loro piattaforme stanno forse puntando al “dominio del mondo”. Potremmo parlare di futurismo o di qualcosa d’altro, il fenomeno però è cominciato già da almeno un decennio, e non da certo l’idea di fermaris, anzi.
I racconti, le conversazioni ed i messaggi che le nuove start-up tecnologiche offrono, sono quasi sempre incentrati sulle novità funzionali e applicative, dei loro nuovi prodotti, sui vantaggi e sui i benefici, oltre che sulle possibilità di guadagno e di business. Quasi mai lo sono su tematiche fondamentali come quelle che oggi interessano ad esempi gli aspetti legati alla privacy e l’uso dei dati personali, o i paradigmi del lavoro e dunque sociali che oggi sono sempre più messi in discussione dall’affermarsi di nuovi modelli di business fondati sul soluzionismo (Uber, Amazon, AirBnb, ecc.). Non si vuole certo in questo senso, demonizzare il progresso, anzi, si intravedono enormi potenzialità e benefici, molte delle quali legate anche ad una evoluzione della vita dell’uomo, dettati da cambiamenti che impattano la quotidianità mai come prima.
L’indifferenza che le masse che adoperano la tencolgia mostrano nei confronti dei temi legati alla sicurezza, alla privacy ed al cambiamento del paradigma del lavoro dato dall’avvento della società tecnologica, è tanto più sorprendente quanto più si pensa a come le nuove generazioni siano intrinsecamente assuefatte a questo sistema, quasi fosse insito nel loro modello di pensiero.
Tecnologia: gli anziani la temono la dove i giovani la ritengono naturale, una speciazione è in atto?
Se per molte generazioni pre-millennials, il rischio della perdita del lavoro fisso rappresentava e ancora rappresenta una delle maggiori preoccupazioni sul futuro, sono sempre più i giovani dai 20 ai 30 anni cui oggi la prospettiva di una libertà finanziaria data da un lavoro mobile, creativo e totalmente autogestito sembra una prerogativa quasi imprescindibile. Si assiste ad una sorta di speciazione, ossia la nascita di un “uomo nuovo”, totalmente differente dal suo predecessore, un soggetto che pone al centro valori come libertà, autogestione, padronanza di tempo e ambizioni in termini economici, il tutto a scapito anche di valori una volta ritenuti sacri come la sicurezza e la stabilità.
La tecnologia sta dunque cambiando il pensiero o semmai è il pensiero che sta creando la tecnologia con cui sta cambiando il mondo? I creatori di queste start-up ultra-tecnologiche che stanno cambiando il mondo sono sovente giovani under 30, o 40 enni che hanno pensato in modo precursivo, futurista ed assolutamente innovativo quando ancora erano dentro le aule di scuola.
Da imprenditori a visionari, chi sta creando il futuro?
La società del futuro pensata da questi giovani uomini – che non possono essere ascritti al semplice ruolo di imprenditori, ma che la connotazione visionaria ed immaginativa oltre che imprenditoriale, li colloca per forza in una categoria nuova – è una società fatta di tecnologia al servizio dell’uomo, di libertà dal lavoro inteso come qualcosa di vincolante e ubicante, di società sempre interconnessa e mobile sia in termini di spazio che di tempo. In queste visioni di modernità si instillano però probabilmente anche brame di controllo di mercati e settori di business, che possono naturalmente spaventare molti, magari i più ancorati nei vecchi modelli di competizione e di business, in coloro che non colgono invece il concetto di start-up che per questi imprenditori si configura in maniera del tutto diversa. Per questi soggetti infatti, il modello di start-up è intrinsecamente basato sulla creazione di aziende che immettono nel mercato qualcosa di drasticamente nuovo, qualcosa di talmente innovativo che possa rendersi capace di delineare e controllare un mercato in pochi anni.
In questa corsa verso la modernità, cosa ci attende?
La società del futuro dunque sarà probabilmente migliore di quelle passate, non tutto sarà perfetto e non tutto sarà migliore, ma stando agli scenari che si prefigurano da parte di alcune delle migliori menti, non sarà più necessario lavorare molte ore al giorno, ogni soggetto potrà seguire maggiormente le proprie vocazioni, l’uomo sarà libero di spendere il proprio tempo, anche lavorativo, con persone con cui avrà una maggiore affinità, senza essere più costretto in spazi e luoghi fissi che inducono a rapporti pre-costituiti ed intrinsecamente innaturali. Oltre questo, la mobilità, la sicurezza e l’efficienza di città e sistemi sarà sempre maggiore, anche all’interno delle proprie case, palazzi e quartieri urbani.
Il pericolo intrinseco che in tutto ciò si si potrebbe vedere è quello che la tecnologia ed i suoi grandi potentati economici finiscano in mano a persone eticamente poco raccomandabili, ma del resto questo non è già successo da millenni? oggi, in questo contesto però, la differenza la potrà fare proprio la tecnologia, la dove questa si renderà sempre più “autarchica” e dunque incontrollabile da parte di pochi soggetti; tutto dunque induce all’ottimismo.
Scritto da Antonino Merlo